venerdì 9 febbraio 2018

Assolto Bertolaso

Bertolaso è stato assolto. Giustamente chiede rispetto e "diritto all'oblio" sulle falsità scritte dalla stampa in questi anni.

martedì 6 febbraio 2018

Immigrati e cifre

La percentuale di stranieri presenti in Europa è il 7%, ma la quota varia tra i Paesi europei: il 10% in Spagna, il 9% in Germania, l'8% nel Regno Unito e in Italia, il 7% in Francia.


Secondo Il Sole 24Ore, circa 2,4 milioni di occupati immigrati in Italia hanno prodotto 130 miliardi di valore aggiunto nel 2016 (8,9% del PIL): se fossero un Paese, sarebbero la 17a economia europea, davanti ad Ungheria, Slovacchia e Croazia.


La popolazione italiana dei 15-64enni è in declino a causa della denatalità: nel decennio compreso fra il 2015 e il 2025 gli italiani diminuiranno di 1,8 milioni. Per mantenere il livello di crescita - welfare - benessere mancheranno circa 1,6 milioni di persone. Fate voi i figli? Oppure cacciate 600 mila persone, non si sa scelte come e soprattutto portate dove? Domande.


 Obama è stato il Presidente USA passato alla storia per il record di rimpatri, quasi due milioni (anche se George W. Bush ha raggiunto queste cifre in otto anni di presidenza). Ma in Italia ogni espulsione costa 4 mila euro ciascuna (come minimo), e non è detto che vada a buon fine.


Il vicepresidente della Commissione Europea ha detto ciò che in Italia pochi osano dire dopo la tragica sparatoria razzista di Macerata: "Un attacco volontario ai nostri valori fondamentali, un tentativo di distruggere il tessuto che ci lega come europei. È nostro dovere condannare questa violenza e la spregevole ideologia alla base. Sei persone sono state bersaglio di una sparatoria in Italia nel weekend a causa del colore della loro pelle. Vittime innocenti di una violenza causata da razzismo e xenofobia odiosi".

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venerdì 22 dicembre 2017

La lezione della disfatta di Rajoy in Catalogna

Il debito pubblico italiano è considerato il peggiore d'Europa dopo la Grecia (ci battono anche Portogallo, Spagna, Cipro). Le ricette economiche della Troika hanno fatto bene ai conti dei Paesi aiutati. Ma Rajoy, pupillo della cancelliera Merkel, ha perso la sua scommessa: la disfatta in Catalogna ha conseguenze tutte da decifrare (ma assomiglia alla fine di Cameron in UK, del referendum del 4 dicembre di Renzi e pure alla cocente sconfitta di Clinton negli USA).


Non è un caso che l'Italia si avvii ad elezioni con programmi elettorali fatti di tanto mirabolanti, quanto irrealizzabili promesse. Tutti temono di sembrare come Rajoy: bilancio in nero, urne vuote. La fuga nella demagogia, in stile Trump, farà scuola. Anche se la riforma fiscale di Trump - che butterebbe fuori mercato le aziende a scarsa produttività e competitività - potrebbe diventare la più succulenta occasione storica per obbligare i Paesi più recalcitranti d'Europa - come l'Italia - a liberalizzare. Forse non tutta la demagogia vien per nuocere?

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giovedì 7 dicembre 2017

Trump spariglia le carte come un giocatore di Poker senza un domani

La presidenza Trump ha un'unica caratteristica, che però si riverbera in ogni campo: sparigliare le carte. Rottamare tutto. Asfaltare tutti gli status quo. In una parola: fare politica (o bene bene o male male). Succede dalla'imposizione di Gerusalemme come capitale d'Israele alla riforma fiscale. Non stupisce, dunque, che sotto la sua presidenza, vediamo fenomeni ad alto tasso di disruption. O che i Bitcoin passino da mille a 15 mila dollari nel volgere di pochi mesi. E anche qui: o bene bene o male male. Il suo ruolo è quello di un uomo che gioca a #poker e che fa scommesse. No, non è una Presidenza per cuori deboli. No, l'America non è un Paese per vecchi (i Paesi gerontocratici, doe al massimo si fa un tressette, sono l'Italia, la Germania, il Vecchio Continente).

ScenariDigitali.info:  Bitcoin oltre i 15 mila dollari. Ma vi ricordate la parabola di Napster?

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venerdì 6 ottobre 2017

VIDEO: La Catalogna, le Piccole Patrie e la lezione della Brexit

La crisi in Catalogna ha nomi e cognomi: la bolla immobiliare negli anni di Zapatero; la Troika che ha imposto alla Spagna di salvare le Banche (in crisi a causa della bolla immobiliare) attraverso il programma di assistenza finanziaria dell'Esm, il fondo salva-Stati dell'Ue, provocando l'esplosione del debito iberico e della disoccupazione (soprattutto giovanile, ricordate gli Indignados in piazza?); una lunga crisi istituzionale, tuttora irrisolta, durante lla quale la Spagna rimase senza governo per quasi un anno, per poi ricorrere a due elezioni in sei mesi (da cui è nato il debole governo Rajoy: il Premier è il garante dell'Esm, di fatto).

Quando il governo Rajoy ha dovuto tirare la cinghia, a pagarne le spese è stata Barcellona, che ogni anno gira il 19% del PIL alla sua Capitale (8 miliardi di euro). Quando la Catalogna si è vista negare l'autonomia fiscale in stile Paesi Baschi, ha covato la vendetta, tremenda vendetta. La Catalogna ha indetto un Referendum, illegale per la Costituzione spagnola. Carles Puigdemont è accusato di agire al di fuori della legge spagnola. Anche il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha preso decisioni – e numerose non decisioni – giudicate all'unanimità (o quasi) disastrose, anche da parte degli esponenti della sua parte politica. La Guardia Civil ha fatto il resto. Il patatrac finale è giunto dal video messaggio del Re Felipe VI che, arrivato in ritardo dopo giorni di silenzio, è sembrato un esponente del Partito Popolare e non il monarca di tutti gli spagnoli. Più che un Borbone sembrava uno degli ultimi Romanov.

Ieri la Corte costituzionale spagnola ha vietato la seduta che si sarebbe dovuta tenere lunedì 9 ottobre e nel corso della quale Puigdemont avrebbe dovuto riferire sulle conseguenze del referendum del primo ottobre. Referendum illegale che, sotto i manganelli della Guardia Civil, ha visto una partecipazione poco sopra il 40%, con una vittoria schiacciante dei secessionisti al 90%. Barcellona è una città filo-europeista e non euro-scettica: la sua non vorrebbe essere una Brexit in salsa catalana, ma "solo" una secessione da Madrid.

Barcellona è diventata ricca da quando è entrata nella Comunità europea, attirando i fondi UE per le regioni depresse, i capitali tedeschi dell'Automotive e diventando la città più gettonata dagli studenti Erasmus e nuova capitale del turismo globale nell'era di AirBnB. Ma la secessione della Catalogna significherebbe l'uscita di Barcellona dalla UE, perché l'Unione europea si basa su trattati bilaterali fra Stati. Dunque, nella UE rimarrebbe Madrid e la Spagna, fuori Barcellona con la Catalogna, che rischiano anche l'uscita dall'Eurozona (e l'euro non prevede una exit strategy, dunque sarebbe un'incognita da brividi).

Adesso che succede? Banco Sabadell, la Caixa (le principali banche catalane), Gas Natural di fatto annunciano l'addio alla Catalogna in caso di secessione, anche Seat pensa al trasferimento. La gallina dalle uova d'oro perderebbe il suo tocco magico? La balcanizzazione dell'Europa in Piccole Patrie fa tremare il business: come nella Brexit le banche d'affari (Goldman Sachs e Morgan Stanley) guardano a Francoforte, dando una scossa a Londra, anche nel caso della Catalogna sono le aziende a fare i bagagli. Tutte le grandi aziende preferiscono stare dentro l'Eurozona, sotto lo scudo del QE di Draghi (finché dura). (Per la cronaca la Brexit sta costando troppo cara perfino al Regno Unito: Mercato immobiliare (-20%), mercato auto (-10%), costo della vita per i beni primari esplosa (era già cara in precedenza), finanza che si prepara a lasciare, PIL che cresce meno del previsto e meno di prima, costo degli studi in aumento (fino a 3 volte le rette universitarie), sterlina in picchiata (-30%) con effetto sui prezzi dei beni importati.

In conclusione, forse aveva ragione Giolitti. Alle conferenze internazionali il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti si toglieva sempre il cappello con deferenza ad ogni incontro con l’ambasciatore di Madrid. Un membro del suo seguito gli domandò i motivi di tanta ossequiosità: «Perché gli spagnoli ci evitano di essere considerati gli ultimi in Europa», rispose. Una battuta ottocentesca che appare più attuale che mai: l'Italia ringrazi la Spagna se sembriamo migliori di quanto non siamo.

@CastigliMirella

venerdì 9 giugno 2017

Corbyn è il nuovo Tsipras?

I cuori infranti di sinistra se lo ricordano ancora il film di Sabina Guzzanti. Il modello Zapatero è durato alcuni anni: venne travolto dallo scoppio della bolla immobiliare che aveva lui stesso pompato. L'infatuazione per Tsipras deflagrò un minuto dopo la vittoria al Referendum contro la Troika: il giovane no global dagli occhi di cerbiatto dovette inginocchiarsi ai creditori come davanti a un satrapo ai tempi dell'impero achemenide, quello dei Sasanidi e alcuni regni ellenistici. La passione per Chávez ebbe vita più lunga, ma l'avvento del delegittimato Maduro ha bruciato molte illusioni: i frigoriferi vuoti dei venezuelani e i morti in piazza delle ultime settimane hanno aperto gli occhi anche ai più tenaci sostenitori del socialismo sudamericano. Dobbiamo ricordarvi l'innamoramento per il brasiliano Lula? Lo scandalo corruzione, che ha travolto Rousseff, ha lasciato il segno. Ora la sinistra-sempre-in-cerca-di-un-Papa-straniero guarda con invidia a Corbyn: caro Jeremy, tocca ferro! Come minimo, D'Alema-Speranza-e-soci portano sfiga. (Il dubbio è lecito).

PS: Se D'Alema sta per fingersi novello Corbyn, ditegli che il capo dei laburisti non avrebbe mai trasformato Downing Street in una merchant bank. Quindi, ci risparmi funambolici parallelismi. (Analogo avviso per Bertinotti: no, Corbyn non avrebbe mai ricevuto eredità da "arbiter elegantiarum che si destreggiavano fra alta finanza, case reali, jet set").

@CastigliMirella

UK in salsa spaghetti. Grazie Theresa!

Volevano la Brexit, invece si beccano il Penta Partito in versione UK. Dopo un paio di scommesse perse (prima la Brexit, poi le elezioni anticipate), per i Tories si profila un governo a due con gli unionisti nord irlandesi che, nei numeri, sembra l'ultimo governo Prodi; nei fatti, uno SpaghettiGov appeso a un filo. Oggi Theresa May propone un governo che è l'opposto delle promesse e delle premesse ("strong and stable"? Now it seems so weak!), mentre Corbyn blinda il partito su istanze neo-keynesiane. La Brexit è già costata cara, per il resto c'è Bruxelles. (Merkel e Macron aspettano, si risparmieranno risolini in pubblico, ma anche no).

@CastigliMirella